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OREFICERIA VALENZANA

Valenza, città alta sul fiume, è la capitale della gioielleria mondiale e la sua storia orafa ha inizio nel 1817 quando dal pavese giunge nella cittadina piemontese Francesco Caramora.

 

Francesco Caramora in società con lo zio Luigi gestisce a Voghera un negozio per il commercio di oggetti in oro. Nel 1817 si trasferisce a Valenza dove apre la sua bottega in Contrada Maestra. Nel 1825 registra ad Alessandria il suo marchio: un punzone con le sue iniziali inframmezzate da una mezzaluna. Nei successivi due anni (1825-1827) Caramora è maestro orafo e la sua bottega conta la presenza di due apprendisti che lavorano con lui. Nel 1826 acquista una cascina ai Piani di Pecetto che sarà poi individuata nelle mappe di fine ‘800 con il nome di Cascina dell’orefice. Nel 1827 Caramora muore e la vedova, Giuseppa Tremolada, decide di far inventariare tutti i beni del marito per venderli all’asta. Tutto il materiale della bottega è rilevato da Pietro Canti, l’apprendista più preparato della bottega del maestro. E’ così Pietro a diventare il secondo orafo attivo in Valenza portando avanti gli insegnamenti e le conoscenze acquisite durante gli anni di praticantato presso la bottega del Caramora. Nel 1828 Canti registra il suo marchio con le sue iniziali e al centro una fiaccola.

Nella bottega orafa di Canti, ancora unica in Valenza, lavorano quattro apprendisti e tra questi vi è Vincenzo Morosetti, il terzo padre dell’oreficeria valenzana. E’ lui a depositare nel 1838 a all’Ufficio Marchi in Alessandria il punzone con le sue iniziali e al centro il cuore di Gesù.

Con Morosetti cambierà il modo di intendere il lavoro all’interno della bottega orafa, con una distinzione netta tra chi lavora alla produzione degli oggetti, ed è quindi l’orefice specializzato in una determinata fase esecutiva secondo una suddivisione del lavoro, e chi invece ne è il proprietario, ovvero chi si occupa della vendita degli oggetti prodotti dagli orafi. Tra i giovani artigiani che siedono ai banchetti della bottega di Morosetti per imparare il mestiere è Vincenzo Melchiorre. Prima di fondare la sua manifattura nel 1873 Melchiorre compie un lungo apprendistato che lo porta prima a Torino e poi a Parigi, chiamato a lavorare dal celebre disegnatore di gioielli Camillo Bertuzzi. La Melchiorre & C.  produrrà una gioielleria capace di rispondere al gusto e alla moda di un pubblico borghese aggiornato sulle ultime tendenze, segnando anche in modo distintivo il modello dell’oreficeria a Valenza e la storia italiana della gioielleria.

 

A quasi cento anni dall’arrivo di Caramora a Valenza, in città erano attive circa 43 aziende orafe con un totale approssimativo di 613 operai.

Nel 2017, duecento anni dopo, sono 800 le aziende attive sul territorio e i lavoratori orafi sono circa 4.500.

Caramora generò Canti, Canti generò Morosetti, Morosetti generò Melchiorre, Melchiorre generò…[1]

 

[1] L’età dell’oro, testo teatrale di Laura Curino e Michela Marelli, 2002

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