FRASCAROLO e C.

Storia
Nel 1948 Pierino Frascarolo, detto Rino (1928-1976), Aldo Lenti (1910-1982) e Daniele Valiera (1912-1978) crearono l’azienda “Frascarolo e C.”, collocandone la sede inizialmente in vicolo Del Pero 14 e poco dopo in viale Matteotti 49. Il marchio legale di identificazione concesso fu “347 AL”.

I tre fondatori, che si erano conosciuti lavorando insieme presso la ditta Lunati, erano diversi per età e formazione professionale. Il giovane Frascarolo era nato a Milano da una famiglia benestante, originaria di San Salvatore. Qui era giunto come sfollato durante la guerra ed era stato partigiano di Giustizia e Libertà insieme al futuro cognato Ezio Deambrogi,  diventando poi apprendista orafo nel 1945. I due più maturi soci erano invece orefici già esperti. Infatti Lenti, ottimo orefice e cesellatore, era emigrato ancora bambino con la famiglia in Argentina nel 1914 e ne era tornato nel 1924, per formarsi presso lo zio Paolo. Valiera infine restò pochi anni nella azienda ed uscì dalla società già nel 1952. Nel nuovo assetto Frascarolo si occupava delle relazioni commerciali, mentre Lenti curava l’attività produttiva. In breve tempo la Frascarolo e C. raggiunse una ventina di dipendenti, impegnati nella fabbricazione soprattutto di spille ed anelli, talora di elevato costo, in oro ed in misura minore in platino. Nel 1954 circa cominciò il rapporto commerciale con l’orafo milanese Sandro Basini, fornitore di oggetti in montatura, in particolare bracciali. 

Tra il 1959 e il 1960 Maurizio Spriano, proveniente dalla “Fratelli Robotti”, introdusse la griffe in filo di platino alla francese, abbandonando però quasi subito la sua posizione di lavoro per mettersi in proprio. L’azienda comunque si concentrò in quel periodo nella gioielleria in platino, realizzata sia al proprio interno sia acquistata presso la ditta “Carnevale Arno e Giovanni”. In questi anni si segnalò anche la collaborazione dell’affermato disegnatore romano Aurelio Balistreri. Dal termine degli anni Cinquanta la maggiore apertura dei mercati internazionali rispetto alla gioielleria italiana non colse impreparata questa azienda, che anzi trovò una occasione per una ulteriore espansione, specialmente in Nord America.  Dal 1966 l’azienda si specializzò infatti in oggetti dalle forme animalier, un tema già in parte presente nella produzione della Frascarolo, che ora fu ampiamente arricchito di consolidate suggestioni provenienti dagli immaginari popolari del cartoon e della letteratura esotica e d’avventura. Questa collezione, nota con il nome di “Bestiario” o “Bestiario feroce”, riscosse un enorme successo, specie negli Stati Uniti. Gli animali erano rappresentati secondo una estetica di innocua tenerezza o di aggressività drammatica, spaziando dagli uccelli ai piccoli mammiferi sino ai grandi felini.  Tra il 1966 e il 1971 furono via via ideati tutti gli oggetti possibili con questi soggetti: spille, anelli, orecchini, bracciali, collane, fibbie, fermasoldi, fermacravatte, portachiavi, gemelli e contenitori per pastiglie, orologi, accendini, rossetti, per giungere infine anche ai manici di ombrelli. I modelli erano realizzati in argento dall’artista Renzo Basini, fratello di Sandro e residente a Nizza. Egli forniva per ciascun modello un prototipo in argento insieme agli stampi in gomma relativi, da cui poi sarebbero stati realizzati gli esemplari in oro, smalti e pietre preziose. 

Per far fronte alle grandi richieste, i dipendenti furono praticamente raddoppiati, superando le quaranta unità.  Nel 1970 fu anche aperta una società a New York, chiamata Frascarolo & Co. Inc., con soci Frascarolo e Adriano Gugliata, un sansalvatorese emigrato da molti anni. Nello stesso periodo entrò in azienda l’orafo Augusto Iberti, un altro personaggio originario di San Salvatore che aveva lavorato negli Stati Uniti, il quale introdusse l’innovativo procedimento di fusione a cera persa del platino. Rino Frascarolo era in quel momento un attivo promotore della propria merce, anche fra i personaggi più illustri e conosciuti di quegli anni, che diventarono clienti, amici e collezionisti del “Bestiario”. Partecipava anche alle aste internazionali per acquistarvi le gemme più importanti, da utilizzare poi per la gioielleria di più alto livello, come il pendente in platino chiamato “Sole”, che portava un diamante di più di quaranta carati. 

Tuttavia, in un momento apparentemente così florido, la ditta si sfaldò, prima con la perdita di storici dipendenti come i fratelli Tizzani, poi con l’uscita dalla società di Aldo Lenti. Nel 1972 Antonio Pietrolucci, un orafo romano di recente assunto, entrò per alcuni mesi alla guida dell’azienda. Nacque infine la “Frascarolo Rino”, ultima denominazione della ditta, ora ridimensionata nel numero degli addetti, che fu attiva fino alla tragica morte del fondatore, nel 1976. 

Archivio

Il fondo Frascarolo e C. è attualmente costituito dai materiali raccolti nel 1976 da Ezio Deambrogi, fratello della moglie di Rino Frascarolo. Deambrogi  infatti curò la cessazione dell’azienda, ne conservò da allora la memoria ed anche tutelò la proprietà intellettuale dei modelli prodotti. Per alcuni anni il fondo è stato depositato in maniera non definitiva presso il Centro di Documentazione sull’Oreficeria del For.Al di Valenza. Disegni ed oggetti sono stati esposti presso lo stesso For.Al nel 2005 e al Petit Palais di Parigi nel 2010. Nel corso di questi eventi espositivi è stato dato grande spazio alle testimonianze relative al celebre “Bestiario feroce”. Nel 2014, alla morte di Ezio Deambrogi, i materiali sono stati ritirati dalla figlia. 

Si possono identificare così le seguenti serie:

-5 registri di fabbrica, 1950 circa – 1976

-disegni di gioielli (non riferiti al “Bestiario”)

-fotografie

-prototipi in argento dei modelli della linea “Bestiario feroce”

-parti da assemblare

 

Fonti

Lia Lenti, Gioielli e gioiellieri di Valenza. Arte e storia 1825-1975, Allemandi, Torino, 1994. Voce specifica alle pp. 411-412; tavole LXXI-LXXIII; immagini 254, 690, 768, 769, 798, 810, 811.
 

Maria Cristina Bergesio, Maria Carla Manenti, Lia Lenti, Il bestiario prezioso di Frascarolo & C., For.Al, Valenza, 2005, n. 1 dei quaderni del For.Al, pubblicato in occasione della mostra relativa. Contiene saggi sulla gioielleria a tema animalier, sulla storia dell’azienda a partire dalla testimonianza dei registri di fabbrica e sulla collocazione commerciale internazionale della gioielleria prodotta dalla Frascarolo e C.  
 

Lia Lenti, Valenza ou la joaillerie italienne, Nuvole, Sardigliano, 2010. Catalogo della mostra al Petit Palais di Parigi, 8-28 febbraio 2010. Contiene un saggio di Lia Lenti dedicato alla Frascarolo e al suo Bestiario (pp. 26 – 33) ed immagini di disegni, di prototipi e dei prodotti finiti (pp. 34-99).  

 
Lia Lenti e Maria Cristina Bergesio, Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo, Allemandi, Torino, 2005. Voce specifica alle pp. 113-114, più due immagini.
                                                                                                                                                        

                                                                                                                                                       

Frascarolo e C. (1948-1971)
Pietrolucci (gennaio-novembre 1972)
Frascarolo Rino (novembre 1972-1976)

viale Matteotti n.49, Valenza (AL)

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