FICALBI e LITTA

Storia
Nel 1954 Sergio Ficalbi (1921-1986) ed Ettore Litta (n. 1930) fondarono l’omonima ditta con marchio di identificazione “630 AL”. La sede della “Ficalbi e Litta” era in viale Vicenza al numero civico 14, successivamente mutato in 31.

Sergio Ficalbi nacque a Firenze nel 1921 in una famiglia composta da otto tra fratelli e sorelle. I primi a dedicarsi all’oreficeria furono Baldassarre, detto Baldo (1903-1980) e Adolfo Gino (1904-1973), che fecero il loro apprendistato a Firenze presso il gioielliere “Risaliti” sul Ponte Vecchio, dove si formarono come orefici e scatolai. Nel 1925 Baldassare arrivò a Valenza a lavorare per la ditta “Carlo Illario e Flli”, con cui era entrato in contatto a Firenze; di lì a poco giunse a Valenza anche il fratello Adolfo Gino. Nel 1943 i due fratelli Baldassarre e Adolfo Gino fondarono la ditta “Ficalbi F.lli” (con marchio di identificazione “227 AL”) specializzata nella produzione di scatole preziose. Un altro fratello, di nome Umberto, iniziò invece a lavorare per “la Ficalbi F.lli”come rappresentante e intorno agli anni 1950-1951 si trasferì definitivamente con la famiglia a Johannesburg, dove aprì la gioielleria “Ponte Vecchio”. 

In seguito allo scoppio del secondo conflitto mondiale e all’entrata dell’Italia in guerra, Sergio venne arruolato e imbarcato sul cacciatorpediniere della Marina Antonio Pigafetta; dopo l’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero in Germania come internato militare.  Tornato in Italia con la fine della guerra, nel 1946 giunse a Valenza chiamato dai fratelli Baldassarre e Adolfo Gino, che lo avviarono al mestiere di orefice-scatolaio. Nel 1948 sposò Ines De Ambrogio, figlia di imprenditori calzaturieri, ed emigrò in Argentina dove lavorò nella sede di Settepassi a Buenos Aires. Rientrato in Italia dopo tre anni, nel settembre 1951 aprì a Valenza un piccolo laboratorio in una palazzina in viale Vicenza di proprietà dei suoceri – il banco da lavoro gli fu regalato dal cognato – e iniziò a lavorare per la ditta dei fratelli Adolfo Gino e Baldassarre. 

A metà degli anni ‘50 Sergio iniziò a farsi conoscere e ad affrancarsi dai fratelli: risalgono a questo periodo anche i suoi viaggi come rappresentante in giro per l’Italia, a partire dai principali centri vicini a Valenza, come Milano, Torino e Genova.

Ettore Litta, prima di fondare con Sergio la “Ficalbi e Litta”, apprese il mestiere di orefice-scatolaio inizialmente presso la “Carlo Illario e F.lli”, in seguito dal maestro orefice, scatolaio e guillocheur Marco Montini. Si dimostrò un orefice molto abile, specie nella realizzazione delle chiusure, capace di ben gestire il laboratorio. 

Intorno alla metà degli anni ‘50 Ines De Ambrogio, moglie di Sergio, si specializzò a Firenze nella tecnica del guilloché, che praticò fino a quando lasciò la produzione per occuparsi della contabilità dell’azienda.

Nei primi anni ‘60 la ditta contava 16-17 operai e si riforniva pure presso  altre fabbriche minori.

Nel 1970 entrò in ditta Larry Ficalbi, figlio di Sergio, dopo aver svolto per tre anni l’apprendistato presso l’orafo, disegnatore e scultore Ersilio Tassinari. Larry, che conosceva bene il francese e imparò ben presto l’inglese, iniziò a occuparsi dei rapporti con l’estero. Compì il primo viaggio in Svizzera, a cui seguirono quelli in Francia, Belgio e Spagna.

Fino agli anni ‘80 la ditta non partecipò mai direttamente alle fiere, concedendo invece la sua merce in esposizione ad altre aziende: solo con Larry ci furono le prime vere presenze a manifestazioni anche internazionali. Tuttavia episodicamente l’azienda aveva già partecipato a concorsi in occasioni di esposizioni fieristiche, ottenendone alcuni riconoscimenti.

Infatti nel 1957 la ditta partecipò alla IV mostra nazionale dell’argenteria e dell’oreficeria  di Vicenza e con un portacipria d’oro vinse il secondo premio per il tema “Oreficeria commerciale per un oggetto di buona esecuzione”. Nel 1967 poi prese parte alla XXXI Mostra Mercato dell’antiquariato di Firenze e conseguì il diploma speciale per l’oreficeria.

Specializzata nella produzione di scatole preziose, l’azienda realizzò una vasta e raffinata gamma di contenitori in oro e materiali nobili, smaltati, incisi, sbalzati, arricchiti da miniature e da gemme. Talvolta furono prodotti anche quei gioielli per l’ornamento della persona realizzabili attraverso la modellazione della lamina aurea, come i bracciali “alla schiava” ed alcuni tipi di collane. Per decenni la ditta fu ampiamente conosciuta e apprezzata per le sue borse in lastra ed in tessuto d’oro, per gli accendini (nella seconda metà degli anni ‘50 le fu rilasciata la prima licenza a Valenza per la rivestitura in argento e in oro di apparecchi di accensione), per i portacipria, per i portarossetto, per le tabacchiere, per i portasigarette e simili accessori ma anche per la produzione di oggettistica particolare, come le riproduzioni di storici esemplari di uova Fabergé o la realizzazione di un grande ed impegnativo modellino di nave. 

La lavorazione era completamente eseguita a mano, dunque ogni oggetto  era unico, per peso, per dimensione, per morfologia, solitamente frutto di una specifica richiesta della clientela. La qualità del prodotto era l’obiettivo principale, indipendentemente dal tempo impiegato per la sua produzione.

Gli oggetti realizzati dalla “Ficalbi e Litta” si diffusero principalmente presso una clientela esclusiva, amante del lusso ricercato, costituita anche da personaggi assai noti a livello internazionale, come testimoniato dalle riviste dell’epoca conservate in archivio.

L’azienda ha cessato l’attività nel 2001.

Archivio

I documenti  che costituiscono l’archivio storico della ditta “Ficalbi e Litta” sono conservati da Larry Ficalbi. I raccoglitori fotografici costituiscono una serie omogenea ed importante per la comprensione della produzione. Non venivano infatti di norma eseguiti veri disegni e gli oggetti finiti, generalmente pezzi unici su ordinazione, erano immortalati attraverso fotografie in scala approssimativa 1:1. Queste immagini, anche replicate più volte, costituivano memoria interna del lavoro fatto e presentavano alla clientela le possibilità creative dell’azienda. Esistono poi anche registri tecnici, documentazione amministrativa ed una rassegna stampa. Tutte le particolari attrezzature dell’azienda, destinate alla produzione di scatole in lastra e tessuto (come telai e forme), più alcuni oggetti d’argento, sono stati donati alla Associazione Amici del Museo dell'Arte Orafa di Valenza. 
 

Si possono identificare così le seguenti serie:

-Raccoglitori di fotografie

-Contabilità e amministrazione (1950-2000 circa)

-Registri tecnici 

-Rassegna stampa

 

Fonti

Lia Lenti, Gioielli e gioiellieri di Valenza. Arte e storia 1825-1975, Allemandi, Torino, 1994. Voce specifica sull’azienda, p. 411; illustrazioni tav. XXIV, immagini n. 800-803-804.

Lia Lenti, Valenza ou la joaillerie italienne, Nuvole, Sardigliano, 2010. Immagini alle pp. 134-137; 140-141.

Domenico Maria Papa, Preziosa opera. Capolavori d’arte e tradizione orafa a Valenza, Interlinea, Novara, 2014. Immagine a pag. 212.


Maria Grazia Molina, Migrazioni. Seconda parte,  «Valensa ‘d’na vota», n. 27, 2012, pp. 53-75 (sulla famiglia Ficalbi si vedano in particolare le pp. 74-75).                                                                                                                                                                                                                                                                   

Ficalbi e Litta (1954-2001)

viale Vicenza n.31, Valenza (AL)

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