LUIGI DEAMBROGI del dott. Ezio Deambrogi e C. snc

Storia

Nel 1918 la ditta “Vaccario e Deambrogi” fu fondata in piazza Statuto dall’orefice Mario Vaccario (1898-1967) e dall’incassatore Luigi Deambrogi (1899-1960), già dipendente della “Fratelli Caniggia”. Nel volgere di pochi anni l’azienda raggiunse i 15-16 dipendenti, producendo gioielleria e commerciando anche in gemme.   

Per un breve periodo all’inizio degli anni Venti la denominazione divenne “Deambrogi, Vaccario e Celada”, a seguito del temporaneo inserimento del viaggiatore Agostino Celada, quasi subito uscito dalla società e quindi sostituito nel suo ruolo da Deambrogi, il quale dal 1926 si occupò  direttamente della attività di rappresentanza commerciale.

La già solida attività attraversò praticamente inalterata la crisi dei consumi a seguito delle politica economica della “quota 90” e  del tracollo finanziario del 1929. Nel 1931, Deambrogi sciolse la società con Vaccario e proseguì da   solo, dedicandosi al commercio di gioielleria prodotta anche da terzi. Nel 1935 ricevette il marchio legale di identificazione 57 AL, in uso fino al 1955. La sede allora era in via Alessandria 30, ovvero lungo l’attuale corso Matteotti. Nella seconda metà degli anni Trenta l’economia italiana affrontò le sanzioni internazionali a causa della guerra d’Etiopia e le successive misure autarchiche, che ebbero conseguenze sul commercio dell’oro e delle pietre preziose. Deambrogi però riuscì comunque ad acquistare diamanti ad Anversa grazie alle quote cedute dall’amico commerciante Carlo Tavella. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando molte aziende chiusero, Luigi Deambrogi scelse di continuare ad operare. Tuttavia, come altri orafi a Valenza, fu costretto ad adattarsi all’assenza delle materie prime preziose e produsse una gioielleria in argento e materiali non nobili, tipica di quegli anni. Una selezione di questi particolari oggetti di “lusso povero” è stata esposta in una specifica mostra presso il For.Al nel 2004.    

Alla fine degli anni Cinquanta l’azienda passò al nuovo marchio 757 AL (in uso fino al 1993) e dopo il 1963 si trasferì nella sede di strada Fontanile 5. Nel 1960, alla morte del fondatore, l’azienda divenne “Luigi Deambrogi del dottor Ezio Deambrogi”. Ezio (1923-2014), figlio di Luigi, era già stato coinvolto nell’attività paterna ed aveva esperienza commerciale. Antifascista e partigiano di Giustizia e Libertà,  si era infine laureato in Giurisprudenza. Egli continuò la usuale linea della gioielleria di alta qualità, avvalendosi di maestranze di buon livello. Acquistò e vendette anche gemme, di cui fu uno stimato conoscitore, e si dedicò inoltre al commercio di gioielli d’epoca. L’azienda  operava soprattutto nel contesto nazionale, servendo i principali negozi dei centri maggiori, mentre rapporti internazionali furono tenuti soprattutto con il mercato libanese. L’offerta spaziava fra tutte le tipologie di oggetti, ideati sia dal titolare e sia da collaboratori esterni. In particolare negli anni Settanta, per ampliare l’offerta estetica, Ezio Deambrogi si servì dell’opera di designer francesi.

Dal 1976 seguì la cessazione della azienda del defunto cognato Rino Frascarolo e ne tutelò i modelli e l’eredità storica.

Nel suo ultimo periodo la ditta contava su quattro o cinque viaggiatori ed alcuni impiegati presso la sede, mentre la merce era fornita da aziende terze.  

Ezio Deambrogi è stato una figura molto nota e apprezzata, specialmente per il suo impegno di promotore della conoscenza e della memoria della gioielleria valenzana. E’ stato dunque un attivo iscritto della Associazione Orafa Valenzana, nella quale si è occupato in particolare delle relazioni internazionali. Come consulente della Cassa di Risparmio di Alessandria ha seguito i finanziamenti al settore orafo. Inoltre è stato presidente del Centro di Documentazione sull’Oreficeria, a lui intitolato e costituito presso il For.Al di Valenza. E’ stato tra i fondatori dell’Associazione degli Amici del Museo dell’Arte Orafa, alle cui collezioni ha contribuito con la donazione di materiali storici.

Archivio

Il materiale archivistico prodotto dalla attività della Luigi Deambrogi nel corso delle sue varie denominazioni storiche è stato custodito dopo il 1993 prima da Ezio Deambrogi e poi dalla figlia.            

Un fondo intitolato a Ezio Deambrogi è stato depositato presso il For.Al fino al 2014 quando è cominciata l’operazione di ritiro. 

Una donazione costituita sostanzialmente da antichi strumenti di lavoro è stata fatta a favore della Associazione Amici del Museo dell’Arte Orafa di Valenza nel 2000. L’elenco è disponibile nell’inventario dell’Associazione ai numeri 1919-1940. Inoltre il For.Al custodisce attualmente una donazione definitiva di circa 50 disegni. 

Oggetti e documenti provenienti da questa azienda sono stati esposti e pubblicati in cataloghi in varie occasioni, in particolare nelle mostre “Oro e lavoro” (1994, Valenza), “Di necessità virtù…  (2004, Valenza).

La famiglia Deambrogi inoltre custodisce anche il fondo relativo alla azienda Frascarolo e C., dati i legami di parentela con l’ultimo titolare.
 

Si evidenziano dunque le seguenti serie:

-12 registri di fabbricazione (1930-1940 circa)

-tavole e disegni (1925-1940 circa)

-riviste e opuscoli degli anni Trenta

-collezione di 59 oggetti in argento o metalli vili (1941-1945) 

-Disegni e fotografie della ditta Luigi Deambrogi di Ezio (dal 1960)

-80 modelli in cera, finiti e colorati, realizzati da designer francesi negli anni Settanta, non destinati alla fusione ma alla riproduzione.              

 

Fonti

Lia Lenti, Gioielli e gioiellieri di Valenza, Arte e storia 1825-1975, Allemandi, Torino 1994, Voce specifica alle pp. 407-408; tavole XIV, XCII; immagini n. 51, 93, 97, 143, 187, 300, 312-317, 322, 323, 325, 352, 461, 466, 478, 481, 592-594, 610, 611, 630-633, 646, 755, 756.
 

Maria Grazia Molina e Maria Carla Manenti (a cura di), Oro e lavoro. Cento anni di oreficeria in Valenza. 1840-1940, Lindau, Torino, 1994. Fotografie del laboratorio nel 1922 alle pp. 21 e 23; descrizione dei registri di fabbricazione alla p. 189.   
 

Lia Lenti, Il gioiello: la storia, l'arte. Di necessità virtù, mostra di gioielli realizzati con materiali poveri durante la seconda guerra mondiale, For.Al, Valenza, 2004. Pubblicazione in occasione della mostra.


Pier Francesco Manca (a cura di), Valenza. La storia, le storie. Saggi, immagini, testimonianze, SPI-CGIL, ANPI, ISRAL, Valenza, 2016. Alle pp. 87-116, capitolo intitolato “Il diario di Ezio”, ovvero racconto autobiografico delle origini della famiglia e delle esperienze di gioventù di Ezio Deambrogi, in particolare dedicato all’antifascismo e alla Resistenza. 

Vaccario e Deambrogi (1918-1923)
Deambrogi, Vaccario e Celada (1923-1925)
Vaccario e Deambrogi (1925-1931)
Luigi Deambrogi (1931-1960)
Luigi Deambrogi del dott. Ezio Deambrogi e C. (1960-1993)

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